Salgono che già ridono, una mano nell'altra, si tirano dentro a vicenda.
Stringo il giornale, fisso le scarpe. Sospiro.
«Posso leggere l'oroscopo?», lui.
Alzo lo sguardo, un po' mi stupisco. «Sì, certo...», io.
Lei lo guarda e ride tutta. Con gli occhi. Con le mani. Persino con i piedi. Ride dentro.
«Allora, vediamo un po'... », la guarda lui di riflesso e le sorride «Cariiiiiissimi amici del toro...»
E gioca a modificarle l'oroscopo, al passo della felicità che corre sempre troppo di fretta.
Più veloce di me, di te, di quella metropolitana verso la stazione.
«Evitate qualsiasi tipo di discussione con il partner... che avrà sicuramente ragione, tra l'altro. Per evitare noie ci vuole una buona dose di amore... in compagnia, ovviamente, dello stesso partner di prima...» , finge di leggere a voce tanto alta da permettere a tutti di sentire, di condividere.
Lei trasforma il suo finto e istintivo schiaffo in una carezza. La mano poi gli sistema i capelli, il cappotto, e le scivola giu, a stringerlo, nella tasca di lui, dove è finito il mio giornale.
Sorrido scendendo alla mia fermata.
L'oroscopo non mi serve più.